I dintorni del Porticellovillage - marina di Camerota

 Il Cilento

 

 

“Miglior cielo non poteva coprirlo. Fertilità di terreno, dolcezza di clima, e un mare ferace in esso si ammirano. Quindi le rose in diverse stagioni, agrumi in tutti i tempi, acque limpide ed abbondanti. Otto fiumi e cinque porti ancor si osservano in un litorale di ottanta miglia. Insomma basterà rammentare che fu “il Paese delle Sirene”. (F. Rizzi) 


 Veduta del cilento nei pressi di Marina di Camerota

Le Sirene, intorno a Punta Licosa, le aveva raccontate anche Strabonio: indizio di mari misteriosi e densi di suggestioni, quelli solcati dai pacifici traffici fra i porti di Paestum, di Agropoli, di Velia, quelli che avvolsero il nocchiero di Enea, Palinuro, quelli ancora che sostennero le incursioni rapide dei conquistatori saraceni.
Percorrere l’ultimo scorcio della costa della Campania significa valicare le porte del tempo, mentre il canto delle Sirene è ancora lì, testimone dell’antica e presente seduzione. Lungo quella striscia di sabbia bionda e tenera che si inasprisce di rocce e promontori, come fra la foce del Sele, a Paestum, e oltre Camerota fino a Sapri, c’è un moto continuo che sposta l’attenzione e lo sguardo fra il litorale e l’interno, che invita ora a cercare lo scorrere dei lidi silenziosi, ora a trovare riparo nei paesini di pietra incastonati fra le colline di macchia mediterranea, poiché spesso dal litorale viene offerta un’occasione per abbandonare il brusio della marina e ritrovare, attraverso aspre salite, frammenti d’antiche memorie.
I lidi, le costiere e l’entroterra del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano permettono al viaggiatore di scoprire un angolo del territorio campano in gran parte lontano da un’inopportuna modernità. Tutto conserva la semplicità della vita di un’epoca ormai lontana: i borghi di pescatori, i porticcioli ancora vivi e vivaci, i centri storici dei paesi arroccati, a poche decine di metri di altezza, sul crinale di un monte o su un costone impervio. L’insieme di colori, odori e suoni che ne consegue entra nel cuore di chi, anche solo per caso, si affaccia su questo scorcio insolito di Campania, costringendolo prima o poi ad un ritorno.
Nella sua immutabilità, nel tempo che scorre in maniera diversa, la Costa Cilentana si fa scoprire un po’ alla volta, e ogni volta in modo diverso. Una passeggiata lungo queste coste impone uno sguardo al passato, alla storia antica, alle narrazioni di antichi miti che evocano questi luoghi. Per assaporare al meglio l’impetuosa bellezza di queste coste l’ideale è fare un giro in barca lungo tutto il litorale, magari dirigendosi verso le calette nascoste e incontaminate , cosparse lungo questo incantevole tratto di costa campana. Cosi’, lasciata la terraferma, lo scenario che si ammira è da mozzare il fiato: è una realtà ricca di sfaccettature, come le sue coste di recessi sinuosi, insenature e antri. Ma anche via terra , l’ aspettativa del viaggiatore che vuole scoprire il Cilento non viene tradita: ogni paesino è un piccolo scrigno di arte e cultura, con le delicate chiese, le torri, le ville celate e i monumenti della storia più attuale della nostra Italia.
Lungo poco meno di 100 chilometri, il profilo marino racconta la storia d’amore fra il mare e la terra, elementi legati dalla vita e dalla risanata economia locale.
Il Cilento è il “cuore” della provincia di Salerno. Non solo per le sue straordinarie risorse paesaggistiche, naturalistiche e monumentali: inteso come area geografica, il Cilento ricopre pressappoco i 2/3 dell’estensione territoriale dell’intera provincia. E’ in questi posti che si ritrova la vera identità di questa terra, con la sua insolita varietà di paesaggi da offrire al visitatore, dalla costa, carezzata dal mare più limpido della Campania, alla montagna, alla collina. A poca distanza dalla sconfinata distesa marina, si stagliano le vette di un enorme ed esteso complesso montuoso, dalle caratteristiche geomorfologiche omogenee, le Dolomiti del Mezzogiorno. A mezza costa c’è l’opulenta collina, definita dalla presenza di frutteti, vigne e uliveti, e attraversata da numerosi corsi d’acqua. Lungo i dolci pendii della collina cilentana si condensa il grosso delle produzioni tipiche, che forniscono gli ingredienti e la materia prima alla Dieta Mediterranea. La genuinità e la freschezza dei prodotti, l’olio extravergine d’oliva, i formaggi, la mozzarella, la maracuccia, il vino, i salumi, combinati in antiche ricette tramandate di generazione in generazione, assegnano al Cilento un altro primato scientifico. Secondo recenti studi, la “Dieta Mediterranea“, indicata dai migliori specialisti come la più salutare, è nata proprio qui. 



Camerota e Marina di Camerota.
 

 camerota

Secondo un antichissimo mito il nome di Camerota deriva da Kamaraton, la più affascinante fanciulla che viaggiava sulla nave di Enea, dopo la fuga da Troia in fiamme. Di lei si innamorò, non ricambiato, Palinuro, nocchiero della nave. La dea Venere, intenerita dall'amore del giovane, trasformò la giovinetta nella roccia su cui si leva oggi il promontorio di Camerota. Secondo un'etimologia più attendibile, invece, deriva dal greco kamaraton, che significa grotta, anfratto o costruzione ad arco, e indica la peculiarità principale del paese arroccato sulla collina e del suo territorio.
Camerota, una delle più caratteristiche cittadine del Cilento, è ricchissima di tracce di abitati risalenti già al Neolitico, e arroccata su una collina rigogliosa, vanta la presenza anche di insediamenti greci. Naturalmente difesa su tre lati da scoscesi precipizi naturali, conserva resti delle mura merlate e del castello eretti nel 909, anno in cui divenne roccaforte saracena. Ancora perfettamente ben conservata è la torre, alta trenta metri. Dopo una riposante passeggiata fra le viuzze del centro storico, è piacevole visitare le decine di chiese presenti sul territorio, anche al di fuori della cittadina. E’ il caso del Convento dei Cappuccini, la Grotta di San Biagio, le chiese intitolate a San Daniele, San Nicola, la Madonna delle Grazie.
Procedendo verso il mare, ci attende la sorprendente Marina di Camerota, che gareggia di anno in anno per il primato della limpidezza delle acque e dell’affluenza dei turisti alle vicine Palinuro e Acciaroli. Si tratta del tipico borgo marinaro, con i suoi vicoli che passano sotto suggestive arcate e le stradine che proseguono con ponti e scalinate, dove la vita del turista è scandita dai racconti dei pescatori in piazzetta, all’ombra della chiesa di Sant’Alfonso, inaugurata a fine Ottocento. Proprio in queste stradine palpitava la vita e l'economia del paese, basata su attività in parte mantenute vive. Nei vicoli si riunivano le giovani donne per cucire, rattoppare e ricamare. Si serba ancora il ricordo della battitura del libano, una corda vegetale ottenuta attorcigliando un'erba robusta, ma molto tagliente; la lavorazione dei tipici canestri; la conservazione del tonno, delle alici e delle melanzane sott'olio.
Molte residenze hanno mantenuto l'architettura tradizionale. Il pianoterra è impiantato su un ambiente unico, in cui la famiglia si radunava sia per il consumare i pasti, sia per le principali attività giornaliere. Ad ognuno dei piani superiori corrispondeva una grande camera da letto. Nelle grandi dimore l'acqua piovana veniva raccolta nelle capaci cisterne; il sottoscala era sfruttato come dispensa; non mancava la mansarda, detta "pennata", mentre sui balconi venivano coltivate le piante officinali, che non mancavano in nessuna casa.
Marina di Camerota fa parte del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, il secondo parco nazionale italiano per dimensioni, che è tutelato dall'Unesco come Patrimonio Mondiale dell'Umanità.
Come a Palinuro, la spiaggia principale è interrotta dalle suggestive scogliere che la frantumano in tanti piccoli angoli di paradiso, col blu carico del mare e il bianco abbagliante della sabbia fine della spiaggia. Quattro le grotte da visitare:Grotte della Serratura, del Noglio, Cala e Sepolcrale; in realtà sono molto numerosi gli anfratti e le cale che ci si può divertire a scoprire, soprattutto dal mare. Da non perdere la cala Bianca, la cala d’Arconte e la cala dei Monti di Luna. In una delle ultime grotte di Marina di Camerota, detta di Lentiscella, è custodito il celebre “Leone di Caprera“, la barca a vela italiana, proveniente da Montevideo, che nel 1879 solcò le acque dello stretto di Gibilterra dopo la traversata dell’oceano Atlantico. A quanto pare il Leone prende il suo nome dal fatto che servi’ a trasportare un dono a Graibaldi: una spada d’oro, omaggio degli emigrati italiani in Uruguay.
Oltrepassata Marina di Camerota c’è un naturale spartiacque con il golfo di Policastro, ultimo tratto delle coste del Cilento e della provincia di Salerno. Punta degli Infreschi è l’angolo più suggestivo e assolutamente incontaminato dalla mano dell’uomo dell’intera Costa Cilentana, nel bel mezzo del quale si apre un approdo naturale protetto da banchi di roccia. Le acque sono cosi’ limpide e pure che numerosi banchi di delfini vi fanno meta, soprattutto grazie alla straordinaria presenza del pesce azzurro.
A Marina di Camerota, dunque, la Bandiera Blu e le Vele di Legambiente per le acque più cristalline è di casa da anni: i suoi fondali marini di incredibile limpidezza, incastonati fra due piccoli promontori sormontati da torri di avvistamento, fanno da presidi ad un arco naturale ricoperto di ulivi di epoca saracena.